lunedì 1 dicembre 2014

Ho fondato una religione

Hai una vita di merda? Hai commesso errori di cui ti sei pentito e che ora hanno segnato in modo indelebile la tua esistenza? Non hai più nessuno per cui valga le pena lottare?

Tutti ti dicono che puoi ancora cambiare la tua vita.  Magari è vero.  Ma poi sei sicuro che non sarai troppo vecchio e stanco per goderne i benefici?
Riflettici. Ti sembra dignitosa la vecchietta che volteggia sulle parallele con il body?



Se anche tu hai risposto sì a tutte le prime domande e no alle ultime due (ok, prenditi un minuto per tornare indietro a contarle), allora sei pronto per entrare nel Movimento DSG. No, Civati non ha fondato il nuovo partito dei giovani democratici di sinistra. Parliamo del nuovo movimento per la promozione e lo sviluppo del Dignitoso Suicidio Giovanile

Nella tua nuova vita avrai modo di ripercorrere ogni istante: i tuoi primi passi, la scuola. Potrai scegliere se fare danza o suonare il violino. Deciderai che è meglio non fidanzarsi con quel ragazzo troppo timido, che val la pena rinunciare a un comodo Ektorp bianco in Via Vigevano per un materasso poggiato in terra in una fredda casa di Londra (dove troverai un amore che non ti lascerà mai, o più probabilmente una famiglia di scarafaggi).

Non farai lo stronzo, non sarai tu la stronza. Non lo tratterai male, proprio lui che ti amava tanto. Lo tratterai peggio, magari, e poi benissimo. Avrai la forza di resistere perché sai com’è non averla avuta. Troverai il tempo di leggere e il coraggio di passare un martedì mattina a casa a fare l’amore.

Avrai ben chiaro che un 7 in filosofia vale più di un 9 in chimica, e così studierai di più e lavorerai meglio. Non manderai a quel paese il tuo capo, saprai farti valere a quel colloquio. Chiederai l’aumento. Te lo meriterai. E poi lascerai tutto per una cosa migliore, affronterai la paura di cambiare, ma anche il traffico del mattino. Non dico con un sorriso, ma almeno senza tirare in ballo troppi santi.

Non dirai tutte quelle cazzate, mangerai meglio e porterai tua moglie fuori a cena più spesso. Non perderai tutto quel tempo. Capirai subito quando una cosa è inutile, conoscerai già le risposte e sarai sempre in grado di trovarne di migliori.

Andrai a lavorare all’Onu, sarai il miglior pescatore di telline della storia e non lascerai mai perdere un’occasione per rendere orgoglioso tuo padre o tua figlia, o te stesso. Non avrai nulla di cui vergognarti e se anche solo per errore ce l'avessi, non avrai tempo di farlo. La tua vita sarà una tavolozza di colori pronti a decorare il soffitto della Cappella Sistina. Sei pronto per essere il tuo prossimo capolavoro?

Ecco, se hai risposto sì a quest'ultima domanda, allora non aspettare. Vieni a trovarci nel nostro centro più vicino a casa tua. Come ha detto una volta un burlone: "Nessuno è mai tornato indietro a lamentarsi"

martedì 25 novembre 2014

Indian Summer

Ti ho promesso un'altra lettera, giorni fa: erano i tuoi giorni, quando il primo freddo sembra cedere a un'estate improvvisa. Ci illudiamo così in queste estati di San Martino: slacciamo i primi bottoni della giacca, ci guardiamo sorridere nelle pozzanghere quasi asciutte, coi piedi caldi e le mani che si incrociano nelle tasche a sperare che non passi.

E' stata la stessa cosa per Lui. Era la stagione che andava per la sua strada senza chiedere nulla, governata dalla forza di pianeti lontani. Potevo aspettarmi qualcosa di diverso? Era tutto pronto, le calze pesanti, un maglione caldo, la quieta sicurezza della pelle nascosta sotto strati di affezionate consuetudini, di sacrifici diventati dolci, parole di marmellata a coprire il desiderio.

E' successo tutto in un giorno. Il calendario della città di Milano copriva a metà la faccia del venditore di souvenir: stava ignorando un piccolo uomo asiatico e io aspettavo Lui contando i giorni come un mantra, con il fumo delle caldarroste che mi arrossava gli occhi e i capelli che si appiccicavano tra il collo e la sciarpa.
"Caldo, eh?'" mi ha detto arrivando da dietro, senza salutarmi; portava una maglietta con le maniche corte, il maglione di lana al collo come sciarpa.
"Chi se l'aspettava".
"E' questo il bello" guardandomi come se non si stesse riferendo solo al tempo.
"Sei in ritardo".
"Fatti abbracciare".

Mi sono aggrappata alle sue braccia infilate sotto la mia giacca aperta, inutile, come ci si aggrappa a un raggio di sole ritardatario a metà dell'autunno. Ho iniziato a respirare dal suo petto mentre mi baciava la testa e quando l'aria è finita ce la siamo divisa succhiandola l'uno dalle labbra dell'altra. Come se non avessimo mai fatto altro, come se non esistesse altro modo. Abbiamo dimenticato le stagioni, la sveglia, le code agli sportelli, la folla nella metro. I telefoni hanno smesso di suonare, a un certo punto, ma il sole continuava a sorgere e noi ridevamo, ignorandolo.

E poi lo sai come è andata a finire: mi sono dimenticata di scriverti. Siamo rimasti per giorni senza aprire gli occhi, mangiando uva e speck dalle buste, finché è iniziata la pioggia.
E adesso torno da te, ti saluto dall'ombrello, quasi calma, quasi felice. Ho indossato un piumino per attutire l'impatto con il mondo, non si può lottare in eterno.
Scrivimi presto.







lunedì 3 novembre 2014

Personalità luce

"Non guardare te stessa con i loro occhi, o avranno vinto loro. Perché siamo ciò che vediamo".
Non è una citazione precisa (Jennifer Egan - Guardami). Sto leggendo questo libro e ho appena visto una di quelle immagini con scritta su Facebook e bum! mi è venuta voglia di scrivere di identità.

La frase su Facebook diceva che le persone non cambiano, è solo che a un certo punto calano la maschera.
Nel libro, un grande romanzo sull'identità, la protagonista parla spesso della personalità ombra dei personaggi che incontra. La personalità ombra ha sempre qualcosa di inquietante: è quella parte di noi che nascondiamo nelle comuni interazioni sociali, o nelle relazioni. Il nostro vero io? No. Non è l'essenza che nascondiamo agli altri, è solo una parte di noi, fortemente nostra, che però non mostriamo. Come la fodera di un cappotto. Il rovescio di un giubbotto double face che portiamo sempre in un verso solo. Ma ogni tanto arriva una folata di vento e il cappotto si apre mostrando la fodera di seta grigio scura, l'etichetta nascosta, la fantasia a quadretti che non ci piace tanto o che vogliamo tenere lì, nascosta e pulita, per farla vedere in occasioni migliori.

Nel romanzo Charlotte, la protagonista, si esercita a riconoscere questa personalità ombra negli sguardi, nei dettagli di una cicatrice o un tatuaggio, nel modo di camminare. Riconosce, e anticipa, nella camminata goffa di un ex bambino obeso i tratti di caparbio cinismo di un personaggio animato da freddo bisogno di affermazione e rivalsa. Vede lo sguardo di un assassino e chissà se questo poi, davvero, le farà del male.
Ora mi chiedo. Deve sempre essere brutta, negativa, antisociale la nostra personalità ombra? E' vero che la nascondiamo per essere sani individui in società. E se non fosse sempre e solo così? Se la parte di noi che nascondiamo dal macellaio, ai colloqui di lavoro o mentre giochiamo con i nostri figli fosse invece la nostra personalità luce

Se Charlotte si esercita a trovare la fodera scucita, io voglio esercitarmi a trovare il prezioso ricamo in seta. Voglio trovare l'amore che non si sa affrontare, il talento che ci si vergogna a raccontare, la forza che si lascia lì a riposare perché è più facile così.
Si ha troppa paura del bene. 

Grazie a Wasted Rita - una grande giovane artista.


mercoledì 29 ottobre 2014

Hai presente un tesoro?

- Hai presente un tesoro?
- Certo. Monete, pietre preziose, gioielli.
- Ecco, è come se tu girassi per l'Isola del Tesoro con un sacco di monete d'oro in mano e improvvisamente ti imbattessi in un baule pieno di meravigliose ricchezze.
- Figo.
- Certo. Solo che tu invece di chinarti a raccogliere il tesoro giri i tacchi e te ne vai.
- Sono un coglione.
- No, ci sta. Magari il baule pesa troppo. E' che nel girare i tacchi lasci cadere anche il sacco di monete.
- Ecco, così sono un coglione.
- Sì. Ma sai cosa è peggio?
- C'è di peggio?
- Sì. 
- Tipo che faccio la cacca sui dobloni prima di andarmene?
- Qualcosa del genere. Qualcosa del genere.

martedì 28 ottobre 2014

All you need is love, o come trarre inaspettati insegnamenti dalle perdite in casa


Ho già scritto, tempo fa, di come ci siano poche giornate davvero significative in una vita. Due? Sette? Allora ci dobbiamo accontentare dei momenti significativi: quelli in cui una verità ci si svela sotto forma di piccoli eventi quotidiani che solo apparentemente sono uguali a tanti altri.

Questa mattina ho avuto in dono uno di questi momenti.

In questo periodo sto ospitando una giovane donna. Quando mi sono svegliata, come al solito, la prima cosa che ho fatto è stata andare in cucina a preparare il caffè. Avvicinandomi al lavandino, ho notato che la cucina era allagata. L'ospite, tra le mie imprecazioni e gli scongiuri su una possibile perdita della caldaia, mi dice che, certo, se ne era accorta: anche lei, poverina, si era inzuppata il calzino prendendo la tazza per il suo latte e cereali. Eppure non ha asciugato l'acqua e non mi ha detto, vedendomi apparire come uno zombie dalla porta della mia camera: Attenzione c'è un Vajont nel lavello della tua cucina.

La mia irritazione è stata minima. Da una parte perché comprendo la fatica, data la giovane età, di vedere il mondo come un luogo noioso, governato dalla legge causa-effetto e dal principio giuridico di responsabilità penale personale piuttosto che come un favoloso mondo magico dove i calzini passano in autonomia dal pavimento della camera alla lavatrice fino a tornare, accompagnati dal profumo di Lenor, nel cassetto. Dall'altra perché le voglio così bene che non mi sarei arrabbiata nemmeno se avesse organizzato uno schiuma party nel mio soggiorno. Anzi.

Questo piccolo evento è stato significativo in due sensi.
Il primo è che ho capito che questa persona, nella mia vita, ha un importante ruolo, quello di allenarmi alla gestione, o quanto meno alla tolleranza, di un uomo in casa. Perché una tardoadolescente ancora semiaddormentata, ho capito oggi, è esattamente come un uomo. Solo che lei impara.
Ringraziatela, quindi, uomini. Se fra sei mesi la mia casa sarà un tempio di amore e tolleranza, sarà prevalentemente grazie a lei. Io sarò solo la vestale che si occuperà di essere felice lì dentro, sforzandomi di rompervi le palle il meno possibile mentre evito il presentarsi di gravi incidenti domestici.

Il secondo è un po' più filosofico.
Il Vajont nel lavandino smette di esistere se io lo ignoro? Nello studio della relazione ontologica tra oggetto e soggetto, credo che i filosofi, nei secoli, abbiano sottovalutato la questione delle perdite d'acqua dalle caldaie. Nella vita personale e in società, un oggetto non smette di esistere solo perché lo ignoriamo. Possiamo fingere di non vedere il nostro vicino di casa antipatico, ignorare le notizie sulla Siria o non scendere in piazza in favore dei matrimoni gay e continuare comunque a sentirci dei cittadini decenti. Ma ci comporteremmo ancora così se incontrassimo il vicino mentre sta avendo un infarto, o se il nostro migliore amico fosse gay o fossimo innamorati di una donna di Aleppo?
Insomma, il soggettivismo funziona finché si tratta di una relazione individuale, semplice, tra oggetto e soggetto. Ma il mondo è una rete di relazioni complesse e se abbiamo tutta la libertà di ignorare il nostro bene, nessuno ci autorizza a ignorare il bene altrui.
E qui arriva l'amore. Perché solo l'amore ci apre gli occhi sugli altri: se vuoi essere una buona persona, in fin dei conti, devi amare. E se ami, il Vajont non lo ignori, perché amare è anche, almeno un po', una questione di responsabilità.

Fonte: This isn't happiness






Giorni speciali

Oggi ho pensato di scrivere un post che mi ha ricordato questo, del diciassette dicembre 2009.
Ne sono passati, di giorni speciali, sotto i ponti.

Ci sono davvero pochi giorni veramente importanti nella vita di una persona. Tre, cinque? Sette al massimo. Lo sappiamo. Ma allora cosa ci spinge, ogni giorno, a cercare un indizio, un lampo, l'incontro con una novità o il gioco a rimpiattino con una sorpresa?

E' che ogni giorno può essere buono, è che non sempre ce ne accorgiamo.
A volte i giorni diventano importanti postumi, a volte in contumacia.

Oggi forse è uno di quei giorni. Diciassette Dicembre.
Suona anche bene.


martedì 14 ottobre 2014

A volte è il caso.


A volte è il caso. A volte è la pazienza.

Una volta mi sono innamorata di un uomo che scendeva da un taxi: non parlava la mia lingua, ma portava un bellissimo cappotto blu. Aspettavo un'amica fuori da un bar, si congelava, ma non volevo entrare perché c'era un altro bar di fianco e non ricordavo bene in quale, dei due, avessimo alla fine deciso di incontrarci. Lui era in ritardo per un appuntamento perché gli si era rovesciata una bottiglia di profumo nella valigetta. L'aveva comprata per la moglie che stava per lasciare.
Si perde molto prima l'amore dell'abitudine.

Un'altra volta erano dieci anni. Conoscevo ogni centimetro delle sue paranoie, anche se non avevo mai sbirciato nel suo armadio e non aveva trucchi da prestarmi. Parlavamo di filosofia e amore e ricette per il welfare. Non mi piaceva, non mi piaceva per niente. Un giorno eravamo in un negozio: si metteva maglioni orrendi e non potevo permettere che uscisse, conciato così, con la più bella del corso. Ma con la più bella, si scoprì più tardi, non ci doveva proprio uscire e il suo maglione peggiore era caldissimo e il suo caffè a letto, il giorno dopo, il più dolce che avessi mai assaggiato.
Un'abitudine, quando la perdi, lascia uno spazio che non potevi immaginare.

Ecco, non so perché mi tornano in mente queste storie. Però è qualche giorno che penso che va bene il caso, ma a volte una cosa, se non è il caso che la porta, magari è la pazienza che la sta preparando.