Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post

martedì 28 ottobre 2014

All you need is love, o come trarre inaspettati insegnamenti dalle perdite in casa


Ho già scritto, tempo fa, di come ci siano poche giornate davvero significative in una vita. Due? Sette? Allora ci dobbiamo accontentare dei momenti significativi: quelli in cui una verità ci si svela sotto forma di piccoli eventi quotidiani che solo apparentemente sono uguali a tanti altri.

Questa mattina ho avuto in dono uno di questi momenti.

In questo periodo sto ospitando una giovane donna. Quando mi sono svegliata, come al solito, la prima cosa che ho fatto è stata andare in cucina a preparare il caffè. Avvicinandomi al lavandino, ho notato che la cucina era allagata. L'ospite, tra le mie imprecazioni e gli scongiuri su una possibile perdita della caldaia, mi dice che, certo, se ne era accorta: anche lei, poverina, si era inzuppata il calzino prendendo la tazza per il suo latte e cereali. Eppure non ha asciugato l'acqua e non mi ha detto, vedendomi apparire come uno zombie dalla porta della mia camera: Attenzione c'è un Vajont nel lavello della tua cucina.

La mia irritazione è stata minima. Da una parte perché comprendo la fatica, data la giovane età, di vedere il mondo come un luogo noioso, governato dalla legge causa-effetto e dal principio giuridico di responsabilità penale personale piuttosto che come un favoloso mondo magico dove i calzini passano in autonomia dal pavimento della camera alla lavatrice fino a tornare, accompagnati dal profumo di Lenor, nel cassetto. Dall'altra perché le voglio così bene che non mi sarei arrabbiata nemmeno se avesse organizzato uno schiuma party nel mio soggiorno. Anzi.

Questo piccolo evento è stato significativo in due sensi.
Il primo è che ho capito che questa persona, nella mia vita, ha un importante ruolo, quello di allenarmi alla gestione, o quanto meno alla tolleranza, di un uomo in casa. Perché una tardoadolescente ancora semiaddormentata, ho capito oggi, è esattamente come un uomo. Solo che lei impara.
Ringraziatela, quindi, uomini. Se fra sei mesi la mia casa sarà un tempio di amore e tolleranza, sarà prevalentemente grazie a lei. Io sarò solo la vestale che si occuperà di essere felice lì dentro, sforzandomi di rompervi le palle il meno possibile mentre evito il presentarsi di gravi incidenti domestici.

Il secondo è un po' più filosofico.
Il Vajont nel lavandino smette di esistere se io lo ignoro? Nello studio della relazione ontologica tra oggetto e soggetto, credo che i filosofi, nei secoli, abbiano sottovalutato la questione delle perdite d'acqua dalle caldaie. Nella vita personale e in società, un oggetto non smette di esistere solo perché lo ignoriamo. Possiamo fingere di non vedere il nostro vicino di casa antipatico, ignorare le notizie sulla Siria o non scendere in piazza in favore dei matrimoni gay e continuare comunque a sentirci dei cittadini decenti. Ma ci comporteremmo ancora così se incontrassimo il vicino mentre sta avendo un infarto, o se il nostro migliore amico fosse gay o fossimo innamorati di una donna di Aleppo?
Insomma, il soggettivismo funziona finché si tratta di una relazione individuale, semplice, tra oggetto e soggetto. Ma il mondo è una rete di relazioni complesse e se abbiamo tutta la libertà di ignorare il nostro bene, nessuno ci autorizza a ignorare il bene altrui.
E qui arriva l'amore. Perché solo l'amore ci apre gli occhi sugli altri: se vuoi essere una buona persona, in fin dei conti, devi amare. E se ami, il Vajont non lo ignori, perché amare è anche, almeno un po', una questione di responsabilità.

Fonte: This isn't happiness






venerdì 10 gennaio 2014

Il mistero di sleepy Olly

Lo so, lo so. È che sono stata molto impegnata. Ho lavorato, ho fatto liste mentali di buoni propositi, ma soprattutto ho mangiato. Non sottovalutate mai l’impegno richiesto da un buono stile alimentare: mi ha tolto tutta l’ispirazione. Non potete immaginare quante risorse creative consumi dover immaginare che le carote crude siano spaghetti ai frutti di mare, o la pasta in bianco con cavolo bollito sia un piatto orecchiette alle cime di rapa, o che il minestrone con un po’ di curry siano dei ramen da fare piangere. Roba da far diventare Dalì un commercialista di Buccinasco.
Ho anche scritto, altrove. Olivia diventa grande. Ma questa è un’altra storia. Prometto che mi dedicherò con rinnovato entusiasmo ad aggiornare queste pagine. Anche perché mi sono mancate.
Obiettivi del nuovo anno: diventare una skinny bitch, senza dimenticare di scrivere, tanto, anche qui.



giovedì 17 ottobre 2013

Diamo i numeri

In questi giorni mi sono sforzata di utilizzare la mia mente matematica. Vi assicuro che c’è, anche se puzza di excusatio non petita. E allora vi racconto di come ho imparato a fare una stima del numero di olive in un barattolo da 250 grammi. Ho guardato un barattolo, pensato a quanto pesa un'oliva e quanto pesa il vuoto e ho calcolato che in un barattolo così di olive non ce ne è mai abbastanza.

Ma sono di parte, io, certo.

Ho anche imparato che le calcolatrici, a gran sorpresa, sono utilissime per fare calcoli: tipo che calcolano in un solo colpo quanto è il 30% in più di 1.789, che è poi anche l’anno della Rivoluzione Francese e se lo aggiungi a 1.776, che è l’anno della Rivoluzione Americana, ti dà le ultime quattro cifre del mio numero di telefono.

Insomma, è stata una settimana fiacca dal punto di vista creativo e non c’è stato nemmeno l’annuncio di un premio Nobel per la Letteratura. Però una ragazza di 28 anni ha vinto il Booker Prize con un romanzo di 823 pagine.

Così, per dire che pochi numeri, a volte, raccontano il 30% in più di mille parole.


venerdì 2 agosto 2013

Cent'anni di morbidezza

L’amore è un po’ come la carta igienica.
C’è chi ne prende un pezzettino e, ripiegandolo diligentemente, se lo fa bastare. C’è invece chi l’amore lo stropiccia, lo accartoccia, ne prende a man bassa e non si cura di quanto ne resti, di quanto se ne butti.
C’è chi lo vuole dello stesso colore del tappetino della doccia e non gli importa se costa troppo o se gli irrita il sedere: l’esteta della carta igienica, quando ha un appuntamento, si veste di tutto punto e decide di non richiamare se lei è un po’ forte di coscia.

C’è chi ha la scorta nel sottotetto, non si può restare a corto di amore! C’è chi aspetta a comprarla finché non è finita anche quella del vicino di casa. C’è chi non spreca nemmeno l'ultimo velo sottile con gli avanzi di colla, chi resta a guardare attonito le piastrelle quando si accorge che non ce n’è più. C’è chi non butta mai il cilindro di cartone: lascia lì un amore sfinito e passa svelto a un rotolo nuovo. Chi ama il rischio, chi cambia sempre, chi si vergogna dei pacchi famiglia, chi lo ruba nei bagni dell’ufficio.

C’è chi acquista solo rotoli così lunghi che quando torna all’Esselunga non si ricorda in quale scaffale si trovano: zombie smarriti che cercano i Rotoloni Regina tra le videocassette TDK da 80 minuti.
C'è chi si sta godendo ancora, tutta, la pace bella degli amori lunghi, l'intimità rassicurante, la sensazione morbida che dà la speranza in qualcosa di cui non puoi intravvedere la fine. E c'è invece chi è rimasto solo e si chiede se ne è valsa la pena, ora, di fronte all'infinita pena dei fazzolettini balsamici usati in modo improprio, dei tovaglioli a quadretti, della carta casa con la ricetta della pappa al pomodoro arrotolata sulla manopola dello sciacquone, della prima pagina di Libero, della faccia greve di Berlusconi condannato che lascia tracce di rotativa sul sedere dello sciagurato.




venerdì 26 luglio 2013

Sei buoni motivi più uno per amare il caldo a Milano

Ieri, camminando per la città, ho fatto un elenco dei motivi per cui l’ondata di caldo a Milano è bella:
  1. Con questo caldo anche il microonde scalda l’ambiente domestico, quindi sei autorizzato a cenare con cinque fior di fragola senza sentirti in colpa.
  2. L’ondata di caldo ti obbliga a stare chiuso in casa (ufficio, centro commerciale, multiplex) di giorno e uscire di notte; così puoi scoprire un sacco di cose, tipo la storia di Vasilica e Oreste.
  3. Se sei una donna, ti puoi vestire come se andassi all’Aquafun, anche se sei diretta all’ufficio postale di via Sassetti.
  4. Se sei un uomo, no. 
  5. Puoi fingere di essere un avventuriere in missione nel Sud Est Asiatico: il clima è quello, solo un po’ più umido.
  6. Con questo caldo il cielo è un opale chiaro che trasforma in miraggio morbido  i palazzi di clinker, il cemento. E tu non puoi che guardarli, abbracciato a una luna molle, e amare tutto. Perché con l’ondata di caldo ci si concede l’esitazione, ci si permette di fondersi, tremare, sovrapporsi, dimenticare.
E non mi si dica più che sono pessimista, diamine: trovatelo voi un bicchiere mezzo pieno con la sete che gira, con tutta questa evaporazione.

domenica 21 aprile 2013

Una metafora.

Avete presente quando da ragazzini si giocava a calcio in cortile? Gli zaini che segnano le porte, la conta per chi fa le squadre. Ecco, più o meno la situazione è questa.
Ricordate qual era la peggiore conclusione possibile? Non era perdere o fracassarsi una rotula sul cemento. La cosa peggiore era quando qualcuno, per paura di come potesse andare a finire, chiamava il nonno.



lunedì 8 aprile 2013

Non è politica


Approvata in Uruguay una legge per il matrimonio gay.
In Arabia Saudita ora le donne potranno andare in bicicletta (solo sul lungomare, si intende, ma è comunque un progresso).
E in Italia. 


In Italia niente. Qui abbiamo la politica e l’economia; e già quelle non funzionano. Cercherò di essere responsabile, che è una parola di moda ultimamente: la politica deve occuparsi principalmente dell’economia, del lavoro, del sostegno alle imprese. E poi, certo, c’è da fare un po’ d’ordine nelle casse dello stato (o almeno ricordarsi dove diavolo sono finite). Io tutto questo lo capisco e mi va anche bene. Eppure ci sono dei momenti in cui sento che ci stiamo perdendo la parte migliore, l’obiettivo ultimo di una buona politica e, anche, di una buona economia: i diritti. Una parola per niente di moda ultimamente (i privilegi, piuttosto, i favori)
Se vogliamo davvero tornare a crescere, o smettere di morire, non possiamo non andare avanti a lavorare su tutti quei temi che ci fanno amare uno stato, una civiltà: il rispetto dei diritti delle minoranze, la libertà di stampa, la cura per l’ambiente, l’investimento nella ricerca, l’educazione, la tutela del territorio e dell’arte, la cultura di un’etica laica; le cose nuove, tutte, che permetteranno di essere buoni abitanti del mondo, più che competitivi attori del sistema economico.
Mi sembra che si stia rovesciando la piramide dei bisogni: diamo per scontata l’umanità, lo spirito, la gioia e ci concentriamo, terrorizzati, sul resistere alle minacce alla nostra sopravvivenza. Abbiamo fatto il Rinascimento, cos’è, non basta?
No, non siamo poi così bravi.
Paghiamo questa TARES, ma non smettiamo di pretendere l’opportunità di essere uomini, e di sognare.