mercoledì 19 febbraio 2014

Sulla lingua e sul pensiero

Giugno 2009 - Vancouver

Le parole creano, danno forme, le parole sono azioni con effetti anche nel mondo immateriale: sogno, persuasione, sprone, potere. Noi viviamo immersi in un mondo di parole. E’ con le parole che costruiamo i nostri pensieri: anche quando si tratta di calcoli e teoremi, non puoi scappare dalle parole. E la lingua che usiamo non puo’ non avere un effetto su cosa diciamo e come pensiamo e, chissa’, forse, anche su cosa pensiamo.


E cosi’ negli ultimi mesi a Raincouver si registrano casi di difficolta’ con i tempi verbali: l’uso dell’ausiliare essere puo’ diventare una fastidiosa alternativa al comodo, ecumenico e rassicurante avere.
Anche le preposizioni hanno qualche difficolta’: “Sono su Robson, sono li’ in cinque minuti”. Se qualcuno mi ha mai sentito dire: “Sono su Buenos Aires”, gli offro un un tall latte double caramel.
Credo che una pietra del Colosseo sia caduta quando, scrivendo questo blog, ho dovuto cercare sul vocabolario una parola italiana. Volevo dire effimero e mi veniva solo fleet, che tra l'altro ha anche un significato piu’ povero (certo, se mi fosse venuto ephemeral non avrei avuto problemi).
Un capello, del resto, sono sicura sia caduto a un amico in visita qui quando gli ho detto: “Vai avanti un blocco e l’ostello e’ sulla tua destra”. Io vivo a Legolandia, non lo sapevate?
Ieri volevo spiegare un fastidioso trabocchetto psicologico in cui cadiamo spesso noi fanciulle: self questioning, per farla breve. E invece mi e’ toccato fare un riassunto di tutta la vicenda del pozzo. E anche adesso, confesso, avrei voluto usare affect almeno in un paio di situazioni.
Non che la cosa mi spaventi, per carita’. Mi chiedo solo quando l’inglese iniziera’ a semplificarmi i pensieri, oltre che le espressioni. Quando le mie rimuginazioni saranno composte da piccoli elementi giustapposti, quando le mie paranoie potranno essere espresse tutte da un solo verbo e quattro preposizioni, quando le subordinate saranno un ricordo lontano (che poi subordinate fa cosi’ politically incorrect) e mi saro’ dimenticata del pozzo nel mio monotono self questioning...
Ecco, allora, saro’ almeno piu’ felice? O sara’ come vivere tutta la vita con un delizioso little black dress e una scatola di accessori colorati?

martedì 18 febbraio 2014

Pastorale Americana

Ho dovuto controllare su Wikipedia, voce I dieci Comandamenti: Non commettere falsa testimonianza (contro il prossimo tuo).

Non è un peccato. Che cosa saremmo se dovessimo sempre essere noi stessi?

L’altro giorno ero su un treno. I treni sono una magia; lenta, ma sempre una magia: puoi essere una spia russa, su un treno, puoi essere salito per caso e senza biglietto, un’avventuriera in viaggio verso nord, una suora laica, una mamma triste, la pendolare stanca.

L’altro giorno non avevo tanta voglia: non avevo voglia di viaggiare, ma nemmeno di stare a casa, non avevo voglia di essere nessuno, tanto meno me stessa. Così sono salita su un treno.
Ascoltavo musica sensuale e leggevo Philip Roth. Lui mi guardava, aveva degli appunti di una cosa che sembrava una macchina idraulica, o il ritratto della madre di Kandinsky. L’ho assecondato, ho silenziato la musica e gli ho parlato di me.
Sì,  sono una studentessa di teologia, torno in visita dai miei genitori. Mi piace, non è troppo dura. Scendo alla prossima, ha recuperato un po’ di ritardo. Doveva essere peggio, un tempo, con quei mattoni da studiare. Ingegneria, gli anni ’70. La didattica è migliorata, forse. Torno a Milano domani. Toccata e fuga, un’amica che compie gli anni. Compagne di liceo. È passata una vita? Ne dimostra meno. È ora che mi prepari. Grazie per gli auguri, mi darò da fare. Promesso. Ah sì, è mio, grazie, che sbadata. Un ebreo sporcaccione, Esegesi della Sessuologia Biblica.
Principe, Stazione di Genova Piazza Principe.

martedì 4 febbraio 2014

Non avrebbe mai potuto odiare Anna

Stava facendo le valige. Anna era ferma sulla soglia e toglieva buona parte della luce all’interno della piccola casa sulla spiaggia. Aveva registrato la cosa senza lamentarsi, aveva stretto un po’ gli occhi e continuato a piegare le sue cose.
“Farà molto freddo a Milano”.
“Sì”.
“Potevi almeno aspettare la primavera”.
“Potevo, ma non mi andava.”.
“E cosa farai una volta lì?”.
“Andrò a stare dai miei per un po’. Mi cercherò un lavoro in banca”.
“Ma non scherzare. Quanto vuoi resistere chiuso in un ufficio?”.

Non aveva fatto una previsione. Ogni giorno si svegliava presto e andava a correre sulla spiaggia bianca. Si fermava a prendere un succo di frutta, a farsi fare delle uova. Le mangiava da solo guardando le palme, o ne faceva fare di più e le portava ad Anna, svegliandola. Per questa ragione a volte lei gli concedeva di fare l’amore. Poi c’erano i periodi in cui lei stava con qualcuno e allora le uova le mangiava da solo e aspettava che arrivassero i primi turisti da portare in giro con la barca.

Erano sbarcati insieme, lui e Anna. Era durata un po’, ma una notte l’aveva tradita con una tizia di passaggio che non era niente di speciale. Anna l’aveva scoperto e aveva scoperto, soprattutto, che non le importava poi così tanto. Così erano diventati amici e lui si era spostato a vivere nel bungalow singolo sulla spiaggia. Ogni tanto le portava le uova, ogni tanto lei gli risistemava la stanza. Ma erano di più le volte in cui lui le portava le uova.

Aveva ragione, non sarebbe resistito tanto. Si sarebbe stancato dei completi grigi, della pioggia, della gente nei cinema, dell’odore degli hamburger. Un giorno avrebbe odiato le lasagne di sua madre, le scintille del camino che bruciano i maglioni in montagna, le code di domenica per lo stadio, la sua donna. Avrebbe odiato il lavoro in banca, era certo, ma sarebbe stato peggio odiare Anna.

“Resisterò. Nella vita si cambia”.


mercoledì 29 gennaio 2014

Una lunga storia d'amore

Uomo: “Ciao”.
Donna in un Bar di Notte: “Ciao”.
Uomo:“Stavo pensando di lasciarti”.
DBN: “Ma non mi puoi lasciare”.
Uomo: “Certo che posso”.
DBN: “Fermati, dove vai? Non mi hai nemmeno detto come ti chiami”.
Uomo: “Che importanza ha, se tanto ti sto lasciando?”.
DBN: “Non puoi lasciare una persona che nemmeno conosci”.
Uomo: “E chi ti dice che io non ti conosco? Io conosco come si incurva la tua schiena quando scendi le scale, conosco i tuoi occhi, che se si perdono o mi trafiggono non l’ho mai capito. Conosco come ti piace il caffè, come non prendi mai il latte la mattina. Ti ho visto quando ti mettevi le dita nel naso, ti ho sentito toccarmi senza accorgertene. So quando hai conosciuto qualcuno che ti piace, si capisce da come inciampi sulla soglia e da come non te ne importi. E capisco quando lo lasci perché sorridi al barista e abbandoni la tua frolla a metà”.
DBN: “Pensavo stessimo facendo finta”.
Uomo: “Sì, lo pensavo anche io”.



venerdì 17 gennaio 2014

Pioveva sempre

Settembre 2010. Che barba la pioggia, che bella, la pioggia.



Pioveva. Come ogni volta che ti ho visto, pioveva. Un inizio tardo di autunno, la prima pioggia di sorpresa dopo un settembre lungo, troppo caldo dopo un agosto tropicale.
Quando era neve non c'eri. Sepolto nelle tue coperte o a zonzo, lontano. Non che io mi chiuda in casa. Temo il freddo, lo temo tantissimo, ma mi copro, strati di seta e lana e roba sintetica e ancora lana. La pelle che diventa bella, le serate seduti sul parquet. Asciutti, senza di te. Non sei mai stato tipo da stagioni intense. Non ti immagino con una tuta da sci. Potrei pensarti in costume?

Aprile era una noia di pioggia, non vedevi l'ora che finisse. Guardavi il meteo, io i miei stivali. Reggeranno fino alle infradito, fino a domani? E avrei voluto mettere un vestito nuovo, quello leggero. Non pensavo a te e sei arrivato, nascosto dietro un ombrello di pioggia dritta, infinita. Quella che porta piccole frane di capelli arricciati.
Volevo così tanto l'estate. Tanto che è arrivata. Dici è normale. Non è vero. A volte le sfuggiamo volando verso nord, come le oche. Come noi. L'asfalto che vomita vapore, il sole e le sue creme. Non sei mai stato tipo da stagioni intense, ma abbiamo avuto il nostro temporale. Grazie a dio: sarei morta senza, sarei morta vedendoti respirare, io che non respiravo.

E ora inizia un altro settembre. Subito, così presto. Troppo, dici, non hai amato l'estate come avresti voluto. Ti chiudi in un planetario per vederti addosso un pezzo di sole. Che idea, ti dico, ed esco a comprare un altro ombrello colorato. Mi faccio bella per un nuovo autunno, ma temo la pioggia per quel che non mi darà. 




venerdì 10 gennaio 2014

Il mistero di sleepy Olly

Lo so, lo so. È che sono stata molto impegnata. Ho lavorato, ho fatto liste mentali di buoni propositi, ma soprattutto ho mangiato. Non sottovalutate mai l’impegno richiesto da un buono stile alimentare: mi ha tolto tutta l’ispirazione. Non potete immaginare quante risorse creative consumi dover immaginare che le carote crude siano spaghetti ai frutti di mare, o la pasta in bianco con cavolo bollito sia un piatto orecchiette alle cime di rapa, o che il minestrone con un po’ di curry siano dei ramen da fare piangere. Roba da far diventare Dalì un commercialista di Buccinasco.
Ho anche scritto, altrove. Olivia diventa grande. Ma questa è un’altra storia. Prometto che mi dedicherò con rinnovato entusiasmo ad aggiornare queste pagine. Anche perché mi sono mancate.
Obiettivi del nuovo anno: diventare una skinny bitch, senza dimenticare di scrivere, tanto, anche qui.



martedì 10 dicembre 2013

Come d'inverno l'odore del novanta barrato

Poche condizioni stimolano la creatività più della fine di un amore: le sostanze stupefacenti sono un buon esempio. O l’utilizzo dei mezzi pubblici.
Punto primo: va bene la devozione per l’arte, ma l’amore - quando ce l’abbiamo - è meglio che ce lo teniamo stretto. Punto secondo: ho cercato di evitarlo in tutti i modi, ma mia madre legge questo blog. Punto terzo: in tempi di crisi economica e creativa, non sottovalutate mai le potenzialità di un abbonamento ATM.

C’è una linea di autobus, a Milano, che viene chiamata La Circolare. Per quanto la cosa possa sbalordire i turisti americani e irritare i pensionati torinesi, Milano è fatta a cerchi. La Circolare passa dal cerchio più esterno e gira e gira come un calcinculo alla fiera di San Luca, raccogliendo un’umanità varia e variabile, tra cui, a un certo punto, la sottoscritta.
Un giro sulla Circolare rende inutili Avventure nel Mondo e, dopo una certa ora, anche American Horror Story. È un’esperienza istruttiva che a volte ti apre il cuore sulla gente e a volte, nel cuore, ti ci fa nascere un piccolo Calderoli. In ogni caso, è una delle esperienze più ispiranti che si possano fare la mattina prima delle nove.
A proposito di i(n)spirazione, oggi pensavo che d’inverno la puzza sulla Circolare è ovviamente molto più rara che in estate. Questa notizia banale non deve essere presa con leggerezza, perché se il cattivo odore d’inverno è meno frequente, è certamente vero che è anche più intenso, inestinguibile e pestilenziale.

Un po’ come l’amore: quello raro, inaspettato e fuori stagione, è sempre il più difficile da ignorare. Nell’inverno dei cuori, l’amore è una sorpresa che non si può evitare, intensa e disarmante come la puzza del giubbotto pesante del barbone che dorme sui sedili di coda del Novanta Barrato.