mercoledì 7 agosto 2013

Un motivo per andare

Signore con la giacca grigia: Mi tiene la mano, per favore?
Hostess: Ha paura?
Signore con la giacca grigia: No, è solo che penso che lei abbia delle mani molto belle.
Hostess: Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’avere paura.
Signore con la giacca grigia: Ma io non ho paura, e lei ha delle mani così belle.
Hostess: Viaggia per business o per piacere?
Signore con la giacca grigia: Cerco di allontanarmi da una situazione.
Hostess: Forse questa situazione la rende un po’ nervoso?
Signore con la giacca grigia: È una situazione che non mi piace, ma non mi rende nervoso. Vede qui, proprio sotto al mio anulare?
Hostess: Che cosa?
Signore con la giacca grigia: C’è un segno, dice che non sono fatto per le situazioni che non mi piacciono. Per questo me ne vado.
Hostess: Ma non è così per tutti?
Signore con la giacca grigia: Cosa?
Hostess: Nessuno è fatto per stare in una situazione che non gli piace!
Signore con la giacca grigia: Questo è un grande inganno, signorina. Quasi tutti sono fatti per stare in situazioni che non amano.
Hostess: Posso portarle dell’acqua, o una bevanda calda, che cosa ne pensa?
Signore con la giacca grigia: Penso che lei abbia delle mani molto belle e che dovrebbe venire via con me.



venerdì 2 agosto 2013

Cent'anni di morbidezza

L’amore è un po’ come la carta igienica.
C’è chi ne prende un pezzettino e, ripiegandolo diligentemente, se lo fa bastare. C’è invece chi l’amore lo stropiccia, lo accartoccia, ne prende a man bassa e non si cura di quanto ne resti, di quanto se ne butti.
C’è chi lo vuole dello stesso colore del tappetino della doccia e non gli importa se costa troppo o se gli irrita il sedere: l’esteta della carta igienica, quando ha un appuntamento, si veste di tutto punto e decide di non richiamare se lei è un po’ forte di coscia.

C’è chi ha la scorta nel sottotetto, non si può restare a corto di amore! C’è chi aspetta a comprarla finché non è finita anche quella del vicino di casa. C’è chi non spreca nemmeno l'ultimo velo sottile con gli avanzi di colla, chi resta a guardare attonito le piastrelle quando si accorge che non ce n’è più. C’è chi non butta mai il cilindro di cartone: lascia lì un amore sfinito e passa svelto a un rotolo nuovo. Chi ama il rischio, chi cambia sempre, chi si vergogna dei pacchi famiglia, chi lo ruba nei bagni dell’ufficio.

C’è chi acquista solo rotoli così lunghi che quando torna all’Esselunga non si ricorda in quale scaffale si trovano: zombie smarriti che cercano i Rotoloni Regina tra le videocassette TDK da 80 minuti.
C'è chi si sta godendo ancora, tutta, la pace bella degli amori lunghi, l'intimità rassicurante, la sensazione morbida che dà la speranza in qualcosa di cui non puoi intravvedere la fine. E c'è invece chi è rimasto solo e si chiede se ne è valsa la pena, ora, di fronte all'infinita pena dei fazzolettini balsamici usati in modo improprio, dei tovaglioli a quadretti, della carta casa con la ricetta della pappa al pomodoro arrotolata sulla manopola dello sciacquone, della prima pagina di Libero, della faccia greve di Berlusconi condannato che lascia tracce di rotativa sul sedere dello sciagurato.




venerdì 26 luglio 2013

Sei buoni motivi più uno per amare il caldo a Milano

Ieri, camminando per la città, ho fatto un elenco dei motivi per cui l’ondata di caldo a Milano è bella:
  1. Con questo caldo anche il microonde scalda l’ambiente domestico, quindi sei autorizzato a cenare con cinque fior di fragola senza sentirti in colpa.
  2. L’ondata di caldo ti obbliga a stare chiuso in casa (ufficio, centro commerciale, multiplex) di giorno e uscire di notte; così puoi scoprire un sacco di cose, tipo la storia di Vasilica e Oreste.
  3. Se sei una donna, ti puoi vestire come se andassi all’Aquafun, anche se sei diretta all’ufficio postale di via Sassetti.
  4. Se sei un uomo, no. 
  5. Puoi fingere di essere un avventuriere in missione nel Sud Est Asiatico: il clima è quello, solo un po’ più umido.
  6. Con questo caldo il cielo è un opale chiaro che trasforma in miraggio morbido  i palazzi di clinker, il cemento. E tu non puoi che guardarli, abbracciato a una luna molle, e amare tutto. Perché con l’ondata di caldo ci si concede l’esitazione, ci si permette di fondersi, tremare, sovrapporsi, dimenticare.
E non mi si dica più che sono pessimista, diamine: trovatelo voi un bicchiere mezzo pieno con la sete che gira, con tutta questa evaporazione.

venerdì 19 luglio 2013

La condizione dell'anatra

In questo giorno caldo e barboso, riprendo un post sconclusionato ma saggio, da leggere con indefessa attenzione, del dicembre 2010.
Siamo anatre o usignoli?



Quando leggi Internazionale, anche la situazione politica del Madagascar improvvisamente sembra importarti davvero. Poi non sempre riesci a leggere tutto. Ma spesso - come un silenzio impone il suo significato più di tanti discorsi - è proprio quel che non leggi a colpirti di più. Così, da un articolo che non ho letto, ho iniziato una serie di riflessioni.

La prima è una meta riflessione. Perché diamine non ho letto questo articolo, se le tre righe in grassetto a commento della foto in terza pagina mi hanno colpito così tanto?

La seconda è una risposta. Credo abbia a che fare con l'abitudine a internet. Attenzione ipertestuale: trovi una cosa interessante e la segui. Sta plasmando il modo di leggere, pensare, scrivere. Sono certa che ci siano studi al riguardo. Ora lo Googlo.

Per la terza aspetto qualche ora, nel frattempo faccio la ricerca, vinco per 6 a 5 a calcionelcorridoio e penso (senza successo) al regalo di Natale per l'amico che ha tutto.

La terza è: siamo anatre o usignoli? La frase che mi ha colpito dice, parafraso, che l'anatra nuota, vola e canta, ma non nuota come un delfino, non vola come un'aquila né canta come un usignolo. C'è chi è felice di essere un'anatra, sa fare tutto pur non brillando in nulla e chi, invece, è felice di essere un usignolo.

Il punto è che questo è un mondo per anatre. Le anatre si arrabattano. Sanno di non essere speciali in nulla, ma nulla sfugge loro: pescano, urlano, si nascondono tra i cespugli, controllano la mail, recitano a progetto. Si salvano anche alcuni usignoli fortunati che, catturati in gabbie dorate, sono liberi di passare la vita a cantare.
La maggior parte di loro, invece, canta a stento nel sottobosco e finisce in casseruola. Poi, certo, anche le anatre finiscono in casseruola. E i delfini nelle scatolette di tonno. E le aquile? Loro volano da un albero all'altro, regali controllano il territorio.
Sai che barba.

Mi sono dimenticata la quinta riflessione.


martedì 16 luglio 2013

Per nessuno.

Mio caro Jim,
vorrei dirti la verità, ora che è un tempo vuoto, dimenticato anche dai tuoi libri, dai ricordi.
Vuoi ascoltare questa canzone? Mi bracca da quando ancora non esisteva; correvamo insieme giù per le scale, lei era con noi: due note più su, un'ottava più in basso, non importa.
Caro Jim, non avrei voluto combinare tutti questi guai. Una volta mi hai chiesto perché ho preferito lui. Non ti ho risposto, ho solo dato un calcio a un sacchetto di cartone vuoto che ha fatto un giro molle e poi è subito tornato sul selciato. Sono stati così tutti i miei tentativi di dirti la verità: calci distratti che non vincevano l'aria e ritornavano, fiacchi, sulla terra.
La verità è che prefivo te, immensamente. Ti preferivo di un desiderio così forte che mi faceva piangere.Ti preferivo quando sono salita sul treno con lui, quando stavi zitto, quando mi facevi il solletico, quando tornavi. Sempre, ti preferivo sempre: il mio cuore trasaliva solo a immaginare la gioia di averti con me.
Hai ascoltato la canzone? Non ho preso il treno con te quella notte perché tu non c'eri.

Tua sempre
Catherine

















Leggi il racconto ascoltando Good for no one, di Herman Dune

giovedì 11 luglio 2013

Le kilojoule del male

Questo è recente. Uno degli ultimi. Forse si vede?
Era il 28 gennaio 2012.

C'è di sicuro uno studio di un'università di un posto che nessuno ha mai sentito nominare, in Texas o Nuova Zelanda, che dimostra che i muscoli del viso si affaticano il 37% in più per un broncio che per un sorriso.

Lo studio sarà stato condotto su un campione di mucche da latte, ma a nessuno nella redazione di Marie Claire importerà molto.
A loro interesserà il postulato secondo cui, per fare il broncio si spendono mediamente 16 calorie in più che per un sorriso. Solo dieci bronci e puoi mangiarti un Kinder Bueno. 


Ma a me interessa per un altro motivo. Quanta fatica ci costa essere infelici?
Dal broncio alla guerra, il male ha sempre avuto un prezzo più alto del bene. Quanto siamo sciocchi a non accorgercene. Quanto è sciocco non ridere, non amare.

lunedì 8 luglio 2013

Il senso degli altri

Bisogna ascoltare Paolo Fox, o Papa Francesco. Si dovrebbe dare retta agli altri. Tendenzialmente, loro hanno sempre ragione.
Gli altri non stanno lì a pensare con la tua testa, non vedono con i tuoi occhi, non sentono i brividi che senti, tu stesso, lungo la schiena o dietro alle cosce.
Gli altri non commetteranno mai i tuoi sbagli.
Ed è molto più facile liberarsi degli sbagli degli altri che dei propri.